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Molteplici aspetti della "fisiologica" paura del parto

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La paura del parto in gravidanza


La paura del parto, che può avere connotazioni molto varie, è normale, provata da tutte le donne, sia da quelle che non l’hanno ancora vissuto che da chi ha già figli. 
In base alla propria storia e alla propria personalità, ognuna la vive con intensità e sfumature particolari.
Il parto è un evento che si presenta in modo sempre diverso anche per la stessa donna, in quanto influenzato da molteplici variabili psicofisiche che riguardano sia la madre che il bambino. Tra di esse non vanno trascurate le fantasie che variano, anche nel corso di una stessa gravidanza, in base alla situazione psicologica che vive la madre.
È interessante ricordare che le donne che hanno più figli, oltre a notare le differenze vissute da una gravidanza all’altra, spesso sottolineano come sia stata diversa l’attesa del parto, come le paure siano cambiate, e non solo per influenza dell’esperienza precedente, ma per lo stato d’animo con cui sono arrivate a quel momento.

paura del parto



Avere un bambino al tempo del covid-19

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Avere un bebè al tempo del Coronavirus

Dott. M. Marcone

L’arrivo di un bebè costituisce un momento di gioia per una famiglia, che lo festeggia in modi diversi in base alle abitudini: di solito è caratterizzato dalla presenza delle persone generalmente vicine ma, in molti casi, è anche una piacevole circostanza per vedere quelle con cui si hanno meno occasioni di incontrarsi.
Oggi a causa delle regole di distanziamento sociale che dovranno essere mantenute fino a data indeterminata, tutto questo non è possibile: l’arrivo del piccolo deve avvenire ‘in sordina’, senza poterlo condividere neanche coi parenti più vicini.
Ovviamente non è al neonato che viene a mancare qualcosa, ma alla famiglia:  alla mamma, che spesso deve vivere in solitudine le ansie del parto e la gioia del primo contatto col bebè; al papà, se non può  essere presente al momento della nascita perché deve occuparsi del primogenito che non può essere affidato ai nonni; ai nonni che non sanno quando potranno stringere tra le braccia il nuovo nipotino.

Avere un bebè al tempo del covid-19



Bambini e attaccamento

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Il legame di attaccamento dei bambini



Il legame affettivo che il bambino stabilisce con il genitore (in primis con la madre) nel primo anno di vita costituisce la ‘relazione di attaccamento’, fondamentale per il suo sviluppo e modello per le relazioni che instaurerà in seguito. Come sostiene lo psicanalista britannico J. Bowlby (1907-1990) che elaborò questa teoria, l’attaccamento si basa sull’accudimento emotivo, oltre che fisico, dato al bambino da chi lo accudisce in una relazione stabile e continuativa e si manifesta attraverso tre situazioni caratteristiche:
  • ricerca della vicinanza con la figura di attaccamento. Quando inizia a camminare il piccolo in genere sta vicino alle figure verso cui prova attaccamento. La capacità di allontanarsi da esse varia in base a diversi parametri: l’età, il carattere, il grado di sviluppo, lo stato di salute, la situazione.
  • ricerca di una ‘base sicura’. Se il bambino si sente in pericolo tende non solo ad avvicinarsi ma ad aggrapparsi al genitore, a cercarne il contatto per superare il momento di défaillance grazie a una base sicura, da cui poter ripartire alla scoperta di ciò che gli sta attorno.
  • protesta per la separazione. Se il bambino viene staccato dalla figura di attaccamento protesta con pianti, urla, calci, morsi che hanno la funzione di punire il genitore, di fargli capire che non vuole altre separazioni.
Bambini e attaccamento

Le prime settimane di vita del bambino

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Le prime settimane di vita del bebè

(Dott. M. Marcone)

Il neonato presenta delle caratteristiche molto diverse dal bambino di qualche mese, non ha comportamenti strutturati e finalizzati, per cui spesso si crede che non sia ancora in grado di comunicare con gli altri. 
In effetti nelle prime settimane di vita il bebè vive in uno stato di fusione con la mamma (o del caregiver) che si occupa di lui e che soddisfa le sue necessità. La comunicazione perciò avviene attraverso le modalità con cui vengono soddisfatti i suoi bisogni primari.

Le prime settimane di vita del bebè



Il linguaggio non verbale per comunicare coi bebé

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In cosa consiste il linguaggio non verbale che si usa per comunicare con i neonati 


Quando ci si avvicina a un neonato, viene spontaneo rivolgersi a lui come se fosse già in grado di capire quello che gli si dice. 
In realtà ci vogliono vari mesi prima che arrivi a decodificare il significato delle parole, mentre fin dall’inizio della sua vita è in grado di comprendere il “linguaggio non verbale”, cioè quello fatto di caratteristiche che l’adulto spesso non prende in considerazione e che sono invece fondamentali per la comunicazione coi bebé.

Il linguaggio non verbale per comunicare coi bebé


Come crescere un bambino insieme ad un cane

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Cani e bambini, crescere insieme.


Per un bambino crescere avendo come compagno di giochi un animale (per esempio un cane) è un’esperienza non solo piacevole e divertente ma anche formativa, perché deve relazionarsi fin dalla prima infanzia con un essere vivente con esigenze diverse dalle sue, che va rispettato e accudito. 

Le coppie che hanno  già un cane prima dell’arrivo di un figlio, che sono abituate all’impegno che richiede occuparsi di lui, che sanno quanto sia abitudinario e “possessivo” nei loro confronti,  dovranno gestire degli aspetti legati alla convivenza animale-bambino un po’ diversi da chi invece lo fa entrare in casa quando il bambino è già presente.

Come crescere un bambino insieme ad un cane

Il bebé: una piccola sanguisuga che stimola l'aggressività materna

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Può sembrare un modo poco carino di definirlo tanto che, quando usavo questo termine nei corsi di preparazione alla nascita, venivo guardata male, manco fossi una strega che detesta i bambini!
Quante volte però, a distanza di settimane o di mesi, molte di quelle mamme che non condividevano il mio appellativo mi hanno telefonato, per dirmi che avevo ragione e spesso per chiedermi un appuntamento per poter parlare di quella strana e inimmaginabile sensazione che a volte provavano e che le spaventava tanto da non poterla condividere né in famiglia nè con le amiche: l’aggressività verso la loro adorata creatura!


Il bebé: una piccola sanguisuga che stimola l'aggressività materna


Il modo di comunicare del bebé: piangere!

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Come comunicano i neonati



Se per l’adulto il pianto ha una connotazione negativa in quanto  sinonimo di malessere e tristezza, per il bebè rappresenta il modo di esprimere i suoi desideri, le sue sensazioni, dunque di comunicare con l’ambiente. Alla nascita il pianto, che esprime la vitalità del bebé, è allo stesso tempo espressione di gioia per aver superato i rischi del parto, ma anche di angoscia di trovarsi in un ambiente con caratteristiche tanto diverse da quelle dell’utero materno a cui era abituato.
Le sensazioni che il bebé prova alla nascita sono infatti di profonda insicurezza: luci, rumori, mancanza di liquido in cui era immerso rappresentano delle novità a cui deve per forza adattarsi per sopravvivere. Tuttavia non è in grado di riuscirci da solo, senza l’aiuto dell’adulto, che perciò cerca di attrarre con il pianto, perché venga in suo soccorso e lo aiuti a vivere.

Il modo di comunicare del bebé: piangere!


Lo sconvolgimento psichico che avviene nel periodo della maternità

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Lo sconvolgimento psichico delle neo mamme


Diventare madre per molte donne rappresenta una scelta, desiderata e cercata, ma costituisce anche un momento di sconvolgimento sia fisico che psichico.
Dei mutamenti psicologici, che  caratterizzano la gravidanza e che durano anche nel periodo del puerperio, si sono occupati pediatri, psicoanalisti, psichiatri.  Riporterò qui le tesi di alcuni dei principali esperti dell’argomento.

Lo sconvolgimento psichico che avviene nel periodo della maternità

Bambino della fantasia, bambino della realtà

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L’attesa di un figlio non inizia al momento della fecondazione: ogni donna la vive più o meno consapevolmente fin dalla più tenera infanzia (anche se potrà realizzarla o evitarla solo in età adulta) e la esprime attraverso i giochi con le bambole (o il loro rifiuto).
Come la bambina sceglie la bambola a cui fare da mamma, così la donna adulta, quando resta incinta, si costruisce nella fantasia l’immagine del bambino che vorrebbe avere e inizia a  investirla affettivamente.
Il piccolo non viene immaginato come un embrione,  di pochi millimetri e dalle forme appena abbozzate, in via di formazione. Di solito la mamma lo immagina come se fosse  un bebè già formato, con tratti fisici e psichici ben definiti: il sesso, il colore degli occhi e dei capelli, il carattere.

Bambino della fantasia, bambino della realtà



Cosa temono le donne del parto?

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Quali sono le paure delle donne sul parto?



Oggi il parto non rappresenta più uno spauracchio perché la sicurezza per mamma e neonato è quasi totale. A questo ha contribuito molto il lavoro del medico ungherese I. Semmelweis (1818-1865), che si è accorto dell’importanza dell’asepsi da parte dei medici che visitavano le donne. Come hanno iniziato ad usare strumenti e materiale sterilizzato, si sono notevolmente ridotte le febbri puerperali che costituivano uno dei maggiori pericoli per la puerpera.
Eppure anche nel XXI secolo la donna che deve partorire, anche se razionalmente affronta la situazione con tranquillità e conoscenza di quello che vivrà, difficilmente nega di provare una certa apprensione per il parto. A stimolarla spesso contribuisce il racconto di esperienze traumatizzanti vissute da altre donne; se poi questo è fatto dalla propria madre i motivi di condizionamento diventano ancora maggiori!

Cosa temono le donne del parto?


Una lettura psicologica dei problemi di sonno dei bebé

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I problemi di sonno dei bebé


Una delle maggiori difficoltà che molte mamme incontrano dopo il parto è legata al sonno del bebé. Ovviamente nessuna si aspetta di poter dormire per molte ore di seguito fin dai primi tempi, ma tutte sperano che il proprio figlio appartenga alla categoria dei bambini che dormono ininterrottamente almeno per qualche ora, di giorno ma soprattutto di notte.
La mamma deve essere dunque preparata ad affrontare notti inframmezzate da risvegli per le poppate che, soprattutto se allatta al seno, possono essere anche frequenti i primi tempi, ma che poco per volta “vanno gestite”. Il bebé va portato ad assumere un ritmo “di massima” che preveda intervalli in cui dorme senza doversi attaccare al seno continuamente. Spesso invece la realtà è molto diversa: il bebè si assopisce solo per brevi periodi, il suo sonno è molto leggero, i risvegli sono frequenti, continui, e impediscono alla mamma di riposare.

sonno dei bebé

Dove far dormire i bambini? (Approfondimento - Parte seconda)

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Dove far dormire il bebè?  (Parte seconda)

Avevamo iniziato il discorso su dove far dormire il bebè qualche settimana fa con la nostra psicoterapeuta. Ecco ora la seconda parte.

Un secondo motivo per cui molti si schierano contro la condivisione della stanza dei genitori (e peggio ancora del lettone) riguarda il fatto che il bebè sia coinvolto, suo malgrado, nelle loro abitudini più intime, compresa la sessualità. Spesso infatti viene vissuta alla sua presenza, da genitori che ritengono che tanto sia troppo piccolo per capire, o che dorma, o che non veda e non senta quello che avviene.  In realtà invece il bambino recepisce ciò che capita vicino a lui, anche se è neonato, anche se non vede, non capisce o dorme, sente grazie a un canale sensoriale in lui molto più sviluppato e attivo che nell’adulto: l’olfatto. 

Dove far  dormire il bebè?


Dove far dormire il bebè?

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Dove far dormire il bebè? (parte prima)


Se il compito di un genitore è quello di aiutare un figlio a crescere e a diventare indipendente, perché c'è tanta riluttanza a iniziare fin da quando il bebè arriva a casa facendolo dormire per conto suo?
Quali sono le resistenze che molti incontrano per un atto che si dimostra essere molto proficuo per il figlio?
L’argomento è molto dibattuto e entrambe le possibilità (farlo dormire solo o con i genitori) sono sostenute dal parere autorevole di pediatri e psicologi che sostengono e motivano l’una o l’altra scelta. Il genitore perciò non ha difficoltà a giustificare il suo modo di agire con il parere di chi si schiera dalla sua parte.

Dove far dormire il bebè?


UTILITA' E DIFFICOLTA' DI DIRE NO AI BAMBINI

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L'importanza del dire NO ai bambini

Le generazioni passate sono state spesso condizionate dai no dei genitori, che a volte senza ragione hanno impedito loro di fare ciò che volevano, anche se si trattava di cose sensate e “normali”.
Oggi invece si assiste alla crescita di nuove generazioni a cui i no vengono risparmiati, al punto tale di avere spesso bambini incapaci di tollerare le più piccole frustrazioni, che se non in famiglia, almeno nella società in cui vivono devono saper affrontare.

Il divieto espresso dal No può essere visto in modi diversi: 

  • Come un dato di realtà con cui il bambino deve fare i conti. Man mano che cresce infatti deve essere in grado di uscire dal suo mondo fatto di desideri e fantasie per riconoscere e adeguarsi alla realtà in cui vive, che non sempre può essere manipolata in base alle sue esigenze.
  • Come un aspetto poco gradito del genitore che gli fa capire che in ogni persona coesistono tante diverse sfaccettature, più o meno piacevoli, che smuovono sentimenti ambivalenti.
UTILITA' E DIFFICOLTA' DI DIRE NO AI BAMBINI

Le difficoltà che le mamme possono vivere durante il puerperio (parte seconda)

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LE DIFFICOLTA’ CHE LE MAMME POSSONO VIVERE DURANTE IL PUERPERIO (parte seconda) 

LA DEPRESSIONE POST PARTUM 
E’ stata descritta solo nel 1968 come entità nosografica autonoma che si differenzia dal baby blues e dalla psicosi puerperale. Riguarda circa il 20% delle puerpere e spesso è correlata alla depressione pre-parto.
Può presentarsi anche in forma mascherata, ossia con una sintomatologia somatica che spesso non viene ricondotta alla depressione post partum. I sintomi, simili a quelli del baby blues ma più intensi e persistenti (cattivo umore, voglia di piangere, tristezza, sensazioni di fallimento e inadeguatezza, difficoltà ad affrontare i compiti quotidiani, ansia, sensi di colpa, scarso interesse per il bambino e per attività gradite, difficoltà decisionali) interferiscono con il funzionamento globale della madre a livello fisico, cognitivo, comportamentale.

Le difficoltà che le mamme possono vivere durante il puerperio


Le difficoltà che le mamme possono vivere durante il puerperio

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LE DIFFICOLTA’ CHE LE MAMME POSSONO VIVERE DURANTE IL PUERPERIO (parte prima)
Nei secoli scorsi la madre che aveva partorito si trovava accolta in una comunità di donne spesso della sua stessa famiglia, con cui non solo condivideva le mansioni richieste dalla presenza di un neonato, ma poteva anche esprimere le sensazioni che provava, confrontarsi, ricevere aiuto e consigli per affrontare con minore difficoltà il periodo del puerperio.
Nella nostra società invece spesso la neomadre si ritrova sola ad affrontarne le incombenze e le ansie del post partum, in cui deve confrontarsi con stati d’animo che derivano:


Le difficoltà che le mamme possono vivere durante il puerperio

Madri che non si sentono di allattare

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Quando le mamme non si sentono di allattare al seno

Il latte materno è l’alimento più adatto alla crescita del cucciolo umano perché la sua composizione si adatta perfettamente alle necessità di digestione e di crescita del neonato. Tuttavia questi benefici effetti ci sono solo in presenza di una caratteristica fondamentale che riguarda la mamma e che consiste nella sua serenità. Anche ad allattare.
Ma non tutte le mamme sono disposte a cedere alla pressione fatta soprattutto da chi vede solo i benefici dell’allattamento per il neonato e si dimentica di loro.


Madri che non si sentono di allattare al seno. Le cause


Le cause del rifiuto sono diverse ma tutte importanti, e vanno prese seriamente in considerazione quando si consiglia il tipo di allattamento da adottare. Ovviamente se si giudica con obiettività, si nota che ci sono cause futili e serie per non allattare, ma se si tiene conto della soggettività di ogni donna, della sua personalità, della sua storia, si capisce che l’obiettivo è aiutarla ad essere una buona madre, non farla allattare al seno controvoglia (tranne che in tutte le situazioni in cui è vitale per il neonato prendere il latte materno: se è prematuro, sottopeso, affetto da malattie).

Madri che non si sentono di allattare


Allenare i bambini all'empatia

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Cos’è l’empatia? E perché è importante che i nostri figli imparino a utilizzarla?


L'empatia è la capacità di comprendere e condividere i sentimenti di un'altra persona, di mettersi nei panni dell’altro. È una caratteristica innata, ma a volte accade che attraverso l’interazione con l’ambiente circostante questa capacità possa essere messa da parte, ecco perché è davvero importante che venga “allenata” fin da bambini. Perché un bambino sia in grado di utilizzarla, è necessario che impari a riconoscere le diverse emozioni e a comprenderne le differenze, che sappia riconoscere quale emozione stia sperimentando e poi sia in grado, allo stesso modo, di riconoscere quella stessa emozione negli altri.

L’empatia ha un ruolo fondamentale nella socialità, poiché un bambino empatico tende ad essere più fiducioso, meno aggressivo, in generale più felice. Questo, come si può ben immaginare, riveste una grande importanza poiché l’empatia è una vera e propria arma di prevenzione contro la violenza e il bullismo.

Allenare all'empatia i bambini

Comunicare efficacemente con i bambini

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La modalità comunicativa adottata dai genitori è un tassello fondamentale nella costruzione della relazione con i propri figli e per il loro sviluppo.

Quante volte vi è sembrato di parlare con un muro quando spiegavate ai vostri bimbi che “quella cosa non si fa”? Quante volte vi siete trovate di fronte a sonori NO e pianti disperati da parte dei vostri piccoli perché veniva loro vietato qualcosa che secondo voi era pericoloso, ma che loro volevano assolutamente fare? Quali sono le vostre reazioni in queste situazioni? Certamente spesso capita di perdere la pazienza, anche alle mamme più pazienti!

Comunicare efficacemente con i bambini
Immagine tratta dal sito www.agora24.it


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