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Dolcetti al cocco per un pomeriggio in cucina

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Ricetta dolcetti al cocco

Con l'arrivo del freddo e la brutta stagione i weekend con la piccola peste si fanno sempre più duri, se poi si parla di pioggia e di stare in casa bisogna assolutamente inventarsi qualcosa!
 
Questa domenica mentre fuori scendeva il diluvio e qualcuno era già impegnato a costruire l'arca, io e la piccola abbiamo improvvisato una merenda golosa che anche io preparavo con la mia nonna quando ero bambina: dolcetti al cocco accompagnati da una bella tazza di cioccolata calda.


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Questa ricetta è davvero molto semplice e senza olio e burro, occorrono pochi ingredienti e in 20 minuti tutto è pronto!

Ingredienti necessari per 25 dolcetti al cocco:

180 g. farina di cocco
200g. zucchero semolato
40 g. farina
2 uova
un goccio di latte

Il procedimento è a prova di bambino!

1- Sbattere in una terrina le uova con lo zucchero

2- Quando il composto si presenta biancastro e spumoso è il momento di aggiungere le farine
    (…. a questo punto la pazienza di mia figlia è finita e deve mescolare lei)

3- Impastare il tutto aggiungendo qualche goccia di latte per amalgamare bene ma senza renderlo     troppo appiccicoso. 

Ultimo step che io purtroppo salto...

4- Formare delle palline, disporle nella leccarda ricoperta con carta da forno e infornare per 10' con forno già caldo a 150° 
(io uso il ventilato e tengo 130° altrimenti si scuriscono troppo)

Il risultato è garantito anche se non fate le palline!

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Per evitare cocco per tutta la cucina e litigare con una piccola che ha la pretesa di "faccio io!!" per ogni cosa, ho fatto disporre alla peste l'impasto a cucchiaiate ben distanziate, il risultato non è bellissimo dal punto di vista estetico ma il gusto non cambia. Soprattutto per la piccola è stata grande la soddisfazione l'aver fatto da sola.
 
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La mia nonna avrebbe detto “brutti ma buoni”!


Qualche trucchetto per risparmiare, soprattutto tempo!

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Oggi vorrei condividere ancora con voi una riflessione sul risparmio!
Perché a volte con dei piccoli accorgimenti, in casa, possiamo fare tanto, risparmiare corrente e anche tempo. Ne avevo già parlato in questo articolo. Andiamo avanti!


Comincio da una scelta che ho fatto e che mi rende orgogliosa: da un paio di anni ho imparato l'arte del non stirare. 

Un flacone di appretto che avevo preso appena sposata è ancora lì dopo anni e anni. A un certo punto, leggendo qui e là, stendendo i panni con un po' più di cura e appena dopo lo stop della lavatrice (lasciarli venti minuti fermi nel cestello crea piegone resistentissime), mi sono accorta che molti tessuti hanno un potere auto-stirante sorprendente.
Con qualche accorgimento in più, il bucato può essere gestito saltando il noioso e dispendioso passaggio dello stiro! Stiro al massimo solo capi di una certa eleganza o tessuto (lino, camicie per lavoro, abiti importanti).

Quali sono i primi dubbi che sorgono, quando espongo questa mia grande scoperta? Vediamoli, in ordine dal più gettonato!
1.     E come fai??

Come faccio...faccio senza! Se i vestiti sono trattati bene, non diventano pieguzzolati e secchi, vedi istruzioni sopra. Faccio centrifuga più soft, uso grucce per magliette e camicie, e pratico sui pezzi più grandi o pesanti come lenzuola, jeans, la piegatura da bagnati e li lascio qualche ora ad autopressarsi... Come per magia i capi vengono lisci lisci. Provare per credere.

2.     Ma i vestiti li indossi con le pieghe?

Se resta qualche piegolina (molto lieve) indosso il capo e dopo pochi minuti col calore del corpo, non si vede più nulla. Quindi no, non vado in giro come una cenciona, non circolo con aria trasandata

3.     Ma stirandoli i capi si ammorbidiscono, senza stirare, non rimangono secchi?

No, se non si esagera con centrifuga e con aggiunta di ammorbidenti e detersivi superaggressivi, i capi non escono bistrattati. D'estate mi capita che qualche capo si secchi al sole, ma passandolo un po' con le mani va a posto. Ovvio, non può essere lasciato 3 giorni al sole. In quel caso, o si stira o si rilava. E il risparmio non c'è più.

Ho cambiato anche il modo di usare il forno elettrico: per dolci e preparazioni particolari, il forno va usato classicamente dall'inizio alla fine della cottura; ma per molti altri cibi, la cottura in forno può essere molto dispendiosa (come ad esempio per le patate in forno, o per pezzi di carne medio-grandi).
Cosa si può fare? Adottare una tecnica mista, mezza cottura (o anche di più) in tegame e una passata in forno. Giusto per dare quel tocco dorato e particolare dato dalla cottura a calore diffuso.
Sicuramente accendere il forno per pochi minuti non è un'idea molto risparmiosa in sé: ma se, preparando una cena o un pranzo, o una piccola scorta da mettere in freezer di qualsiasi pietanza, proviamo a sperimentare un uso del forno più di passaggio anzichè di uso per un'ora intera o due, vedremo un bel risultato in bolletta e il gusto delle pietanze non sarà inferiore alla tecnica classica.

Che ne pensate? Praticate anche voi qualche piccolo accorgimento coi vostri elettrodomestici? Parliamone, commentate!
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